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Photography by Gabriele Correddu

“Fotografazione” – o “in difesa dell’Immagine Fotografica autonoma e indipendente”

Scrivo quanto segue come sfogo egoista ad una mia personalissima frustrazione nei confronti della retorica moderna circa il formato espressivo “standard” di certi generi fotografici, che finiscono per tentare di sopperire ad una evidente pochezza formale (o anche concettuale) zavorrando l’Immagine con parole di dubbia necessità, pertinenza, o significato.

Per quanto, da profano apprezzatore dell’Arte Moderna, io accetti il concetto per cui “idea > forma”, trovo comunque che questa massima troppo spesso sia utilizzata come scudo per lavori mediocri, semplicemente allegando, quasi sempre del tutto a posteriori, titoli e/o didascalie che poco hanno a che vedere con l’opera, e che ben poco o nulla affatto possono per migliorare, o quanto meno fornire una chiave interpretativa interessante, efficace, o anche destabilizzante, a immagini o progetti altrimenti meglio definiti come approssimativi.

Nel contempo, intendo difendere la libertà dei fotografi di scattare immagini fini a sé stesse, autoconclusive, e libere, senza bisogno di dover costruire un’ipotetica, uniforme, fragile base concettuale, o una narrativa comune sghemba; ed è soprattutto su questo aspetto che vorrei soffermarmi ed espandere.

Seppur vero, ancora, che “idea > forma”, trovo comunque inaccettabile che un’idea mediocre e raffazzonata possa essere utilizzata a difesa di una pessima esecuzione, o peggio ancora che una cattiva idea possa venir prediletta a una buona esecuzione.

Espandendo, il trionfo dell’idea sulla forma ha smesso di essere il motore della sperimentazione e della provocazione, ed è diventato il cuscino di sicurezza sul quale adagiarsi a seguito di un’esecuzione alla meglio banale.

Sia chiaro, comunque, che liberarsi di questi preconcetti assurdi non è una chiave automatica al miglioramento della foto – si tratta bensì di creare un piano più livellato per l’apprezzamento, il giudizio, o l’autocritica dell’immagine (particolarmente utile per chi pensa sia giusto essere il peggior critico di sé stessi come via verso un cammino di apprendimento e approfondimento costante).

Detto ciò, non intendo assolutamente sminuire l’importanza della ricerca concettuale nell’espressione fotografica, che tanto bene ha fatto e fa all’Arte; semplicemente, vorrei che si smettesse di utilizzarla come scusa per limitare l’Immagine, di considerarla una conditio sine qua non della Fotografia.

Molto, in Arte, è lasciato all’interpretazione dello spettatore; spesso, certi autori si si prodigheranno a mascherare il proprio operato con parole vuote, una nebbia verbale atta (fortunatamente spesso invano) ad un maldestro tentativo di distrazione dello sguardo critico, onde evitare che se ne possa cogliere il grave pressappochismo.

Con questa premessa in mente, e con infinita presunzione, mi accingo a elencare una serie di punti/spunti per un atteggiamento più concreto e misurato (cercando di non scadere nella grettezza o nell’eccessivo cinismo, quest’ultimo sempre sgradevole, seppur ahimè spesso giustificato) alla fotografia, da spettatore come da fautore; un Manifesto, se vi va:

  1. Una fotografia dovrebbe aver un significato, o quantomeno una fruibilità, in sé stessa, senza la necessità imprescindibile di didascalie o spiegazioni;
  2. Prefazionicontestualizzare le immagini può essere utile, o addirittura necessario, per la fruizione o la comprensione complete di una foto o una serie, o delle circostanze che hanno portato alla sua creazione; il Fotogiornalismo è l’esempio più lampante, concreto, ed efficace di questa idea. Spiegare l’immagine al di fuori di un’analisi critica è insultare l’Immagine, e chi la osserva. Inventare di sana pianta e a posteriori qualche pretenzioso “significato” campato per aria, è distruttivo;
  3. Titolo – un titolo ha uno scopo e un’utilità solo nel momento in cui descrive qualcosa di inerente, coerente, o anche interamente destabilizzante dell’Immagine;
  4. In aggiunta, il titolo non dovrebbe essere la chiave esclusiva per la fruizione dell’Immagine, né dovrebbe soppiantarne l’importanza;
  5. “Fine Art” è un termine decisamente troppo vago per essere considerato definizione univoca o significativa di un genere o movimento interno a qualsiasi disciplina artistica, fotografica o meno;
  6. Qualsiasi fine si cerchi di perseguire tramite la Fotografia, non avrà la precedenza sulla cura formale del mezzo – sia essa espressa nel seguire o nel sovvertire canoni formali definiti come tradizionali;
  7. In conclusione, intenzione, deliberazione, sperimentazione e determinazione saranno le forze motrici dell’Occhio Fotografico. L’Arte Moderna segue il precetto di “idea > forma”; la Fotografia, in quanto arte visiva, abbraccerà e esprimerà questo innanzitutto in sé stessa, tramite il merito dell’Immagine, prima di lasciarsi coadiuvare da altri mezzi espressivi, se di Fotografia si vorrà parlare.

Per tutto il resto, mixed media.

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