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Photography by Gabriele Correddu

Vero – cosa significa (in Italiano) per i content creators?

Nell’ultima settimana, in segno di (ennesima) protesta contro gli algoritmi contro-intuitivi con i quali Instagram propone contenuti ai propri utenti, si è assistito all’ascesa virale di Vero, una app social sviluppata originariamente nel 2015 proprio come alternativa a Instagram – ad free, momentaneamente gratuita [fonte: ITA, ENG], e mirata soprattutto a chi i contenuti li crea. Nel giro di poco più di una settimana, i download sono arrivati a raggiungere/superare il milione sul Google Play Store.

E ovviamente, essendo il 2018, non poteva mancare la controversia.

Una riguarda il CEO e cofondatore di Vero, il miliardario libanese Ayman Hariri – una delle imprese di famiglia, Saudi Oger, è finita sotto i riflettori nel Novembre 2015 per quello che possiamo riassumere come maltrattamento di un gruppo di circa 30.000 dipendenti [fonte: ENG]; in risposta, Hariri ha dichiarato di aver interrotto i contatti (e gli investimenti) con l’impresa nel 2014 [fonte: ENG].

Un’altra ancora cita il fatto che una buona parte del nucleo della squadra di sviluppatori sia russa come motivo di preoccupazione in seguito al ruolo della Russia nelle elezioni USA e in generale nel manovrare l’opinione pubblica tramite Social Networks – Hariri ha descritto tali osservazioni/accuse come “irrilevanti”, indicando come il team di sviluppatori sia di fatto multiculturale e internazionale [fonte: ENG].

Infine, lo spauracchio dei fotografi e content creators tutti: Vero otterrebbe i diritti di proprietà sul vostro contenuto e i vostri dati. Incluso il copyright delle vostre foto, o video.

Ma, è vero? C’è da aver paura di Vero, più che di Instagram, o Facebook?

Risposta breve: no. O meglio – no, o non più di Instagram, se si vuol credere nella buona fede del servizio, e nel fatto che rispettino i Termini e le Condizioni di Utilizzo.

Roso dal dubbio, dopo aver scaricato la app ed essermi registrato al servizio con lo spirito del non-si-sa-mai, ho messo su il mio cappello di carta stagnola, e mi sono lanciato in avanscoperta nella documentazione di Vero – e di Instagram.

Instagram, ormai uno dei capisaldi della fotografia sui social, ha avuto la sua dose di controversia, con fotografi (e artisti in generale) in tutto il mondo impauriti che il lungo braccio di Mark Zuckerberg sarebbe arrivato a rubar loro il pane dalla bocca tramite il furto inconsapevolmente autorizzato da chi non legge mai i Termini prima di usare servizi o software; paura dissipata dalla sezione Diritti delle sue Condizioni d’Uso, che comincia così [fonte: ITA]:

  1. Instagram non rivendica la proprietà di qualsiasi Contenuto pubblicato dall’utente sui Servizi o tramite essi.

Tutto a posto, dunque? Continuando:

L’utente garantisce a Instagram una licenza non esclusiva, completamente pagata e libera da royalty, che può essere concessa come sottolicenza ed è valida in tutto il mondo, per l’uso dei Contenuti che pubblica sui Servizi o tramite i Servizi, soggetta alla Normativa sulla privacy dei Servizi

    [ITA]

Inoltre, Instagram aggiunge:

  1. L’utente dichiara e garantisce: (i) di essere proprietario dei Contenuti pubblicati sui Servizi o tramite essi o di avere comunque titolo per concedere i diritti e le licenze stabiliti nelle presenti Condizioni d’uso; (ii) che la pubblicazione e l’uso dei Contenuti sui Servizi o tramite essi rispetta, non abusa o viola i diritti di terzi, compresi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, il diritto alla privacy, i diritti di pubblicità, i diritti d’autore, i marchi e/o eventuali diritti di proprietà intellettuale; (iii) di accettare il pagamento di tutte le royalty, le spese e altre somme dovute in merito ai Contenuti pubblicati sui Servizi o tramite essi; […]

Cosa significa?

Instagram non ruba la proprietà dei contenuti – si limita a reclamare, a titolo gratuito, diritti quasi illimitati di utilizzo (in breve, non potrete mai chiedere una retribuzione a Instagram nel caso in cui decidano di utilizzare una vostra foto per qualsiasi tipo di promozione commerciale, presentazione di prodotti, etc.). La concessione dell’uso del Servizio è il pagamento, e in cambio tu garantisci loro la possibilità di utilizzare a loro discrezione i contenuti caricati sul sito.

Essendo la licenza concessa non esclusiva, e non andando a ledere il Diritto di Proprietà, questo accordo non limita in nessun modo l’utilizzo da parte dell’utente del proprio Contenuto su altri media, commerciali o no. Le foto sono vostre, potete farci quello che volete.

Instagram pure – teoricamente potrebbe anche sub-licenziare (leggi: vendere) il Contenuto a terze parti; ma in pratica, queste licenze così elastiche vengono utilizzate per rendere pubblico, mobile e accessibile il Contenuto. Se Instagram mettesse su uno store in cui vendere le vostre foto senza che voi vediate un cent, sarebbe abbastanza probabile che il servizio si svuoti molto più in fretta di quanto non stia già accadendo; leggi di più a riguardo qui [ENG].

Il paragone con Vero

Quindi, il momento della verità – in che modo differisce Vero, “true social”, questo Principe Azzurro Social sul cavallo bianco dell’assenza di algoritmi non cronologici?

Vero ha una pagina interamente dedicata al proprio Manifesto [ENG], e a un riassunto in lingua umana (i legalisti parlano una lingua tutta loro) dei Termini e della Privacy Policy in termini abbastanza pratici; ma, per amor di comparazione più precisa e su un piano equo, ho preferito investigare il testo integrale (comunque linkato a fondo della pagina Manifesto).

In breve: le condizioni sono virtualmente identiche, quasi ricalcate. Vero, però, scende nei dettagli, e si prodiga in rassicurazioni [fonte: ENG]:

  1. Proprietà e Licenze d’uso del Contenuto dell’Utente
    Fra te e Vero, tu ritieni tutti i Diritti, titoli e interessi legati al Contenuto da te creato, pubblicato, o in qualunque modo rendi disponibile tramite il Servizio. Non rivendichiamo nessun diritto di proprietà sul tuo Contenuto.

Bene.

In concordanza con la tua scelta di Impostazioni sulla Privacy offerte da questo Servizio, pubblicando o in ogni modo rendendo il tuo Contenuto disponibile tramite il Servizio, garantisci, e ti dichiari in possesso del Diritto di concedere, a Vero una licenza (avviso: tempesta di paroloni in arrivo) limitata, royalty-free, sub-licenziabile, trasferibile, perpetua, irrevocabile, non esclusiva, internazionale di utilizzare, riprodurre, modificare, pubblicare, elencare informazioni a riguardo, tradurre, distribuire, sindacare (da leggere nel contesto meraviglioso dell’Inglese di pubblicare simultaneamente o fornire per la pubblicazione simultanea), performare pubblicamente, esporre pubblicamente, elaborare lavori derivativi da, or in ogni caso utilizzare il tuo Contenuto, incluso (senza limitazioni) il tuo nome, voce, e/o immagine così come contenuta nel tuo Contenuto, per intero o in parte, e in ogni forma, mezzo o tecnologia, conosciuta o sviluppata in futuro.Questa licenza è utilizzata da Vero solamente in quanto necessaria per fornire il Servizio, e per ulteriori usi limitati identificati nella nostra Privacy Policy

    [ENG].

Questa licenza non è utilizzata da Vero per vendere il tuo Contenuto a terze parti, o altrimenti trarre profitto dal tuo Contenuto in qualsiasi modo non correlato al fornire e promuovere il Servizio da parte di Vero, e non garantisce a Vero nessun diritto di proprietà sul tuo Contenuto, o limita la tua capacità di utilizzare il tuo Contenuto come desideri al di fuori del Servizio.

    […]

Ritieni qualsiasi Diritto sui tuoi Contenuti non espressamente garantitoci in questo Accordo e nella nostra Privacy Policy, e nessun diritto o licenza sul tuo Contenuto è garantita a Vero, eccetto come espressamente indicato in questo Accordo e nella Privacy Policy. In presenza di qualunque dubbio circa questa Sezione 3, contattateci a legal@vero.co

Uh. Quindi?

La prima parte è del tutto analoga a quella di Instagram – entrambi richiedono una licenza non esclusiva, ma decisamente piuttosto elastica, garante loro la possibilità di utilizzare abbastanza liberamente il materiale pubblicato, fosse anche a scopi commerciali, senza retribuzione monetaria, con la possibilità di cedere o concedere la licenza a terze parti. Vero, seguendo la propria personale crociata anti-Instagram, decide di specificare appunto la non intenzione di utilizzare il Contenuto per la rivendita a terze parti – dettaglio taciuto invece da Instagram – indicando l’accordo come funzionale ai soli svolgimento e promozione del Servizio.

Consapevolmente e espressamente inserire un paragrafo del genere nei propri Termini (tra l’altro in grassetto, a evidenziare), dà a Vero un livello di trasparenza almeno apparentemente maggiore del colosso della Silicon Valley – lasciando comunque uno spiraglio aperto per gli utenti qualora dovessero palesarsi delle contravvenzioni (abbastanza improbabili a meno che non mirino anche loro ad alienare la user base). Commendabile anche la presenza di un indirizzo email rimandante alla squadra legale, indice di uno sforzo verso la trasparenza.

Come Instagram si dichiara soggetto esclusivamente alla legislazione californiana, Vero rimanda qualsiasi controversia o disputa legale alla soggezione alla legislazione dello Stato di New York. Entrambi i servizi rifiutano di assoggettarsi alle Convenzioni sulla Vendita Internazionale di Beni [ITA] dell’ONU. Vero inoltre cita la firma di risoluzione alternativa di dispute legali americana JAMS (privata e for-profit) come parte del processo di risoluzione di eventuali dispute legali non risolte tramite previo contatto informale all’indirizzo email succitato.

Sulla Privacy Policy, invece, non mi dilungherò; entrambi i servizi indicano come interagiscono con i vari livelli di accesso concessi per svolgere determinate funzioni (aggiungere amici dai contatti, login tramite Social Networks esterni etc.), e su come utilizzino i dati raccolti per usufruire di servizi di analytics esterni, specificando comunque che i dati non saranno venduti a terze parti. Entrambi i servizi si basano su metodi di monetizzazione differenti (pubblicità per Instagram, link sponsorizzati e, in futuro, registrazioni a pagamento per Vero). Qualora abbiate paura o dubbi su come Vero possa gestire le informazioni personali (ormai Instagram già vi conosce molto bene), posso consigliarvi di muovervi con cautela, evitando di collegare altri Social al vostro profilo, controllando quali autorizzazioni concedete alla App, e magari utilizzando Gmail e i trucchi contro lo spam [ITA].

Quindi, nuovamente, c’è da aver paura di Vero? No, o almeno, non più di Instagram.

La verità è che tutti i Social seguono una linea guida, in termini di gestione dei contenuti, del tutto analoga [fonte: ENG], e a volte anzi meno chiara, in modo da poter fornire un servizio di condivisione dei contenuti elastico e fluido, senza dover chiedere conferma ogni volta che qualcuno decida di visualizzare o condividere i vostri contenuti. Volete che il vostro post diventi virale? Dovete concedere al Servizio di appoggio di poter mostrare e condividere il vostro post illimitatamente con il resto dell’utenza, e, in concordanza con le vostre preferenze sulla Privacy, anche agli esterni. E per fare ciò, serve una buona liberatoria – come quella contemplata da queste sezioni sui Contenuti. Vero ha l’accortezza, anzi, di spiegare questo meccanismo direttamente nei Termini.

Vero è un Social alle prime armi, come lo furono Instagram, Facebook, MySpace. Come Google+. Cerca di rispondere ai bisogni di una fetta di utenza scontenta con le opzioni presenti al momento, e, essendo presto per avere dei precedenti positivi o negativi, l’unica cosa da fare è vedere dal vero (ciao squadra Vero! Bella frase, eh? Copyright Gabriele Correddu 2018, tie’) e decidere se ne varrà la pena, se garantirgli fiducia, continuare a usarlo, se cadrà nel dimenticatoio dei fads come Google+, o se sia il caso di cominciare una caccia alle streghe del Copyright.

Fino ad allora, tutto il resto sono congetture.

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Photographer, traveller.

Bored out of my mind since 1993.

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